Veneto, un Vademecum guiderà le fusioni tra Comuni
15/07/2026
La Regione Veneto mette a disposizione delle amministrazioni locali un Vademecum per la comunicazione nei processi di fusione comunale, pensato per accompagnare cittadini, imprese e dipendenti pubblici dall’avvio dello studio di fattibilità fino alla nascita del nuovo ente. Lo strumento è stato presentato dall’assessore regionale agli Enti locali Marco Zecchinato e punta a rendere ogni passaggio più trasparente, comprensibile e partecipato.
Il documento non modifica l’autonomia decisionale dei Comuni, che restano liberi di valutare se intraprendere o meno il percorso di fusione. La Regione intende affiancare le amministrazioni che scelgono questa strada, fornendo indicazioni operative su tempi, linguaggi, strumenti digitali e modalità di confronto con le comunità coinvolte.
Tre fasi dalla proposta alla nascita del nuovo Comune
Il Vademecum individua tre momenti principali, collegati alle tappe istituzionali previste dalla procedura. La prima fase riguarda la preparazione dello studio di fattibilità e comprende le attività necessarie a informare la popolazione, raccogliere osservazioni e illustrare le conseguenze organizzative, economiche e amministrative della possibile fusione.
La seconda fase accompagna il referendum consultivo. In questo periodo i cittadini dovranno ricevere informazioni complete sui servizi, sui costi, sull’organizzazione del nuovo ente e sulle opportunità collegate al riordino territoriale, così da poter esprimere il proprio voto con piena consapevolezza.
La terza fase inizia dopo l’eventuale approvazione della fusione e prosegue fino all’avvio operativo del nuovo Comune. Il percorso comprende il periodo nel quale il commissario prefettizio gestisce la transizione tra gli enti sciolti e l’elezione del nuovo sindaco e del nuovo Consiglio comunale.
Indicazioni diverse per cittadini, imprese e dipendenti
Una parte rilevante del documento riguarda la differenziazione dei messaggi in base ai destinatari. Ai residenti dovranno essere spiegati gli effetti sui servizi pubblici, sugli sportelli, sulle sedi municipali e sulla tutela delle identità storiche delle comunità coinvolte.
Per le categorie economiche e produttive, la comunicazione dovrà concentrarsi sulle prospettive di sviluppo, sugli incentivi disponibili e sulle possibili conseguenze amministrative per le imprese. Il personale dei Comuni dovrà invece essere informato sui processi di integrazione degli uffici, sull’organizzazione del lavoro e sulla distribuzione delle competenze nel nuovo ente.
Il Vademecum suggerisce anche la costruzione di un’identità comunicativa riconoscibile per il progetto, l’utilizzo coordinato dei siti istituzionali e dei canali social, la predisposizione di materiali informativi e l’organizzazione di assemblee pubbliche e tavoli di confronto.
Partecipazione anche per nome e identità del nuovo ente
Il percorso potrà coinvolgere direttamente i cittadini anche nella scelta del nome e degli elementi identificativi del nuovo Comune. Questionari, incontri pubblici e strumenti digitali potranno essere utilizzati per raccogliere proposte e mantenere un legame con la storia e le tradizioni dei territori originari.
Il documento dà attuazione alla deliberazione regionale 1495 del 2024, che prevede l’elaborazione di un Piano di comunicazione e informazione all’interno dello studio di fattibilità. L’obiettivo è evitare che la discussione sulla fusione resti circoscritta agli aspetti tecnici, offrendo alla popolazione occasioni reali di approfondimento e partecipazione.
«Il ruolo della Regione non è imporre decisioni, ma affiancare i Comuni che scelgono autonomamente di intraprendere questo percorso», ha dichiarato Zecchinato. Secondo l’assessore, una comunicazione corretta deve accompagnare l’intero iter, chiarendo vantaggi, criticità e trasformazioni organizzative.
Supporto regionale durante il confronto territoriale
I Comuni potranno utilizzare il Vademecum per organizzare incontri con associazioni, categorie economiche, realtà sociali e residenti. La Regione metterà inoltre a disposizione un soggetto di supporto incaricato di assistere gli enti nella definizione delle attività comunicative e partecipative.
Il nuovo strumento rappresenta la prima applicazione operativa delle linee guida contenute nel Piano regionale di riordino territoriale. La finalità è costruire percorsi nei quali le decisioni siano precedute da informazioni verificabili, confronto pubblico e attenzione alle esigenze delle diverse comunità coinvolte.
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