Truffa del “finto poliziotto”, arrestato un giovane dopo il raggiro a due anziani
20/04/2026
Un intervento rapido, costruito su una segnalazione puntuale e su un controllo del territorio rafforzato, ha permesso alla Polizia di Stato di fermare quello che viene ritenuto il responsabile di una truffa ai danni di una coppia di anziani a Treviso. L’episodio si è consumato nel pomeriggio, in un contesto che conferma quanto queste modalità di raggiro continuino a colpire le fasce più vulnerabili della popolazione, sfruttando dinamiche psicologiche e situazioni di urgenza costruite ad arte.
L’uomo arrestato è un venticinquenne, incensurato, originario della Campania, bloccato in flagranza di reato mentre tentava di allontanarsi dalla zona a bordo di un taxi. Le vittime, due coniugi di 85 e 90 anni, avevano appena consegnato denaro contante e preziosi convinti di collaborare con un’autorità, in quella che si è rivelata una messinscena ben orchestrata.
Il raggiro costruito con la tecnica del “finto poliziotto”
La truffa si è sviluppata attraverso uno schema ormai noto, ma ancora estremamente efficace. Una telefonata sulla linea fissa ha aperto la scena: dall’altra parte, un uomo che si è presentato come “Vice Questore”, introducendo immediatamente un elemento di allarme. Secondo quanto raccontato alle vittime, la loro automobile sarebbe stata utilizzata per un furto in una gioielleria di Mestre, circostanza che avrebbe richiesto una collaborazione immediata per chiarire la posizione della coppia.
Il racconto, costruito con toni autoritari e urgenza crescente, ha spinto i due anziani a fidarsi e a seguire le indicazioni ricevute, preparando contanti e gioielli da consegnare a un incaricato. Poco dopo, un uomo si è presentato alla porta, riuscendo a entrare nell’abitazione e ad appropriarsi rapidamente di quanto era stato disposto sul tavolo del soggiorno, per poi allontanarsi senza lasciare il tempo di reagire.
Si tratta di un meccanismo che punta a generare confusione e senso di colpa, elementi che riducono la capacità di valutare con lucidità la situazione. L’uso di figure istituzionali, come quella del poliziotto, contribuisce a rafforzare la credibilità del racconto e a superare le naturali diffidenze.
La segnalazione e l’intervento che ha portato all’arresto
A interrompere la fuga del presunto responsabile è stata la segnalazione di un cittadino, che ha notato un giovane con atteggiamento sospetto in via Monterumici e ha contattato la Sala Operativa della Questura. Un elemento che si è rivelato decisivo, perché ha consentito agli agenti della Squadra Mobile di intervenire in tempi molto rapidi e di intercettare l’uomo mentre si allontanava dal luogo della truffa.
Al momento del controllo, il venticinquenne è stato trovato in possesso di 900 euro in contanti e di diversi preziosi in oro, riconosciuti poco dopo dalle vittime come quanto sottratto. Il recupero immediato della refurtiva ha permesso la restituzione ai due coniugi, evitando conseguenze economiche più gravi.
Nel corso degli accertamenti è emerso anche un ulteriore elemento: l’uomo era in possesso di una carta d’identità elettronica con microchip abraso, circostanza che ha portato a una denuncia per falso materiale. L’arresto è stato convalidato e il giovane è stato messo a disposizione dell’autorità giudiziaria, che ne ha disposto l’immediato trasferimento in carcere.
L’episodio riporta l’attenzione su un fenomeno diffuso e difficile da contrastare soltanto con strumenti repressivi. La collaborazione dei cittadini e la capacità di riconoscere segnali anomali restano fattori determinanti per intercettare situazioni sospette e limitare l’efficacia di truffe costruite su fiducia e vulnerabilità.
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