Fontaniva, Wastereduce contro i rifiuti lungo il Brenta
17/07/2026
Controlli più efficaci, campagne di sensibilizzazione e nuovi servizi per i cittadini possono ridurre l’abbandono dei rifiuti lungo i corsi d’acqua e nelle aree naturali protette. È il principale risultato emerso dal convegno conclusivo di Wastereduce, progetto Interreg Italia-Croazia presentato il 14 luglio a Fontaniva dopo due anni e mezzo di attività.
All’incontro hanno partecipato Arpav e i partner italiani coinvolti nel programma: Etra, capofila delle attività, Etifor e Università degli Studi di Trieste. Presenti anche amministrazioni comunali, Consiglio di Bacino Brenta, enti gestori del territorio e associazioni impegnate nella tutela ambientale.
Il Medio Brenta scelto come area pilota
In Italia, le attività di Wastereduce si sono concentrate nell’area del Medio Brenta, scelta come territorio pilota per sperimentare strumenti capaci di individuare, misurare e contrastare il fenomeno dell’abbandono incontrollato dei rifiuti.
Il progetto ha interessato zone fluviali caratterizzate da un elevato valore naturalistico, comprese aree protette e siti appartenenti alla rete europea Natura 2000. In questi contesti, la presenza di materiali abbandonati può danneggiare gli habitat, compromettere il paesaggio e generare costi rilevanti per le operazioni di raccolta e ripristino.
I risultati illustrati durante il convegno indicano che gli interventi isolati non sono sufficienti. Per produrre effetti duraturi occorre una strategia territoriale condivisa tra enti pubblici, gestori dei servizi, forze incaricate dei controlli, associazioni e comunità locali.
Controlli, informazione e servizi per i cittadini
Il modello sperimentato lungo il Brenta si basa su tre linee operative. La prima riguarda il rafforzamento dei controlli e l’applicazione delle sanzioni nei confronti dei responsabili degli abbandoni. La seconda comprende attività di comunicazione, educazione ambientale e informazione rivolte ai residenti e ai visitatori.
Il terzo elemento è rappresentato dall’attivazione di servizi che rendano più semplice il corretto conferimento dei materiali. La disponibilità di soluzioni accessibili per la raccolta e lo smaltimento può infatti ridurre i comportamenti irregolari e favorire una maggiore collaborazione da parte della popolazione.
Durante i due anni e mezzo di progetto sono state analizzate anche le modalità con cui cittadini e frequentatori delle aree naturali percepiscono il problema. Le iniziative di sensibilizzazione hanno contribuito ad aumentare l’attenzione verso la tutela dei corsi d’acqua e le conseguenze ambientali provocate dai rifiuti lasciati sul territorio.
Droni e dati per individuare i punti più esposti
Arpav ha collaborato allo studio degli strumenti necessari per localizzare i punti maggiormente interessati dagli abbandoni e valutare la quantità dei materiali presenti. L’attività ha combinato l’analisi dei dati disponibili con nuove tecniche di osservazione e rilevamento.
Tra le soluzioni sperimentate figura l’impiego dei droni, utilizzati per esaminare tratti fluviali e aree difficilmente raggiungibili da terra. Le immagini raccolte possono aiutare a riconoscere accumuli di rifiuti, delimitare le zone da controllare e programmare con maggiore precisione gli interventi di rimozione.
La raccolta sistematica delle informazioni permette inoltre di confrontare l’evoluzione del fenomeno nel tempo e di verificare l’efficacia delle misure adottate. I dati possono sostenere le decisioni dei Comuni, degli enti gestori e degli organismi responsabili della pianificazione ambientale.
Il progetto nel Piano regionale dei rifiuti
Wastereduce si collega al percorso di attuazione del Piano regionale dei rifiuti del Veneto, nel quale Arpav svolge attività tecniche, scientifiche e di supporto alle istituzioni. L’esperienza maturata nel Medio Brenta potrà essere utilizzata per definire procedure applicabili anche in altre zone esposte allo stesso problema.
Il confronto conclusivo di Fontaniva ha permesso ai partner di condividere i risultati, le difficoltà incontrate e le pratiche considerate maggiormente efficaci. La collaborazione costruita durante il progetto offre ora una base operativa per proseguire le attività di prevenzione e migliorare il coordinamento tra i soggetti presenti sul territorio.
La sperimentazione ha mostrato che la riduzione degli abbandoni richiede continuità nei controlli, conoscenza puntuale delle aree sensibili e coinvolgimento diretto dei cittadini. L’obiettivo è proteggere il Brenta e i suoi ambienti naturali attraverso interventi organizzati, misurabili e replicabili.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to