Belluno, RSA: fondi idroelettrico e cabina di regia sui costi
31/08/2026
La Regione Veneto prepara nuove misure per sostenere la tenuta economica delle RSA della provincia di Belluno, dove sono attive 30 strutture residenziali con 1.946 posti letto accreditati. L’assessore regionale al Sociale Paola Roma ha annunciato l’attivazione degli uffici competenti e la prossima istituzione di una cabina di regia chiamata a definire i criteri per l’utilizzo delle risorse derivanti dalle concessioni idroelettriche. Parallelamente sarà avviato un approfondimento su costi, rette e compartecipazioni dei Comuni, con l’obiettivo indicato dalla Regione di contenere le spese senza ridurre gli standard assistenziali o la remunerazione degli operatori.
Risorse dall’energia idroelettrica per i servizi agli anziani
Il punto di partenza è la delibera regionale 1478 del 20 novembre 2025, relativa alla cosiddetta monetizzazione integrale dell’energia elettrica che i produttori idroelettrici sono tenuti a fornire gratuitamente alla Regione.
Le somme ottenute vengono trasferite alle Province e alla Città Metropolitana, che devono destinarle a specifiche categorie di servizi pubblici. Tra le priorità individuate figurano proprio i servizi rivolti agli anziani erogati attraverso i Centri di servizi residenziali.
Roma ha spiegato di aver già coinvolto i tecnici della Direzione Servizi sociali, chiamati a collaborare con la Direzione Difesa del suolo per dare concreta applicazione al provvedimento e valutare le modalità attraverso cui le risorse potranno essere utilizzate nel territorio bellunese.
Una cabina di regia con la Provincia di Belluno
Un ulteriore passaggio sarà la costituzione, tramite una specifica delibera di Giunta, di una cabina di regia incaricata di stabilire i criteri di accesso al fondo collegato alla legge regionale 27 del 2020 sulle concessioni idrauliche e sulle derivazioni a scopo idroelettrico.
Il lavoro verrà sviluppato insieme alla Provincia di Belluno per individuare le priorità e definire una ripartizione delle risorse ritenuta adeguata alle esigenze del territorio.
Il confronto era già iniziato nel periodo precedente Ferragosto attraverso un incontro tra l’assessore Dario Bond, la struttura regionale coordinata dall’ingegner Vincenzo Artico e la Provincia di Belluno presieduta da Marco Staunovo.
Costi e rette delle RSA sotto esame
La Regione ha raccolto anche le preoccupazioni espresse dai sindaci sulla sostenibilità economica delle strutture residenziali. Il tema sarà approfondito con l’Osservatorio delle politiche sociali e sociosanitarie, attraverso un’analisi dei costi di gestione, delle tariffe e delle quote sostenute dai Comuni per le rette.
L’intenzione è anche quella di individuare le situazioni di maggiore difficoltà, tenendo conto delle caratteristiche specifiche del Bellunese, dove condizioni geografiche, demografiche e socioeconomiche possono incidere sull’organizzazione e sui costi dei servizi.
Secondo l’assessore Roma, le eventuali soluzioni dovranno puntare su una maggiore razionalizzazione della spesa senza intervenire negativamente sulla qualità dell’assistenza o sulle condizioni economiche degli operatori.
Tra le possibilità indicate figura una maggiore collaborazione tra piccole strutture dello stesso territorio, così da condividere servizi e organizzazione. Questa impostazione potrebbe trovare ulteriore spazio nell’ambito della futura riforma delle IPAB.
In provincia 1.946 posti letto e 34,7 milioni dal Fondo regionale
Attualmente in provincia di Belluno sono presenti 30 strutture residenziali accreditate. Diciotto sono a gestione privata e dispongono complessivamente di 1.110 posti letto, mentre le 12 strutture pubbliche ne mettono a disposizione 836.
Per il 2026 l’assegnazione regionale attraverso il Fondo per la Non autosufficienza ammonta a circa 34,7 milioni di euro. Le risorse servono a finanziare le impegnative di residenzialità e i servizi dei centri diurni, che nel Bellunese dispongono di 120 posti.
A questa cifra si aggiungono le quote alberghiere sostenute dagli utenti, comprese quelle relative agli ingressi privati, oppure dai Comuni. Il loro valore complessivo si avvicina a 36 milioni di euro.
La Regione intende ora affiancare a queste risorse un lavoro sull’organizzazione delle strutture e sull’impiego dei fondi provenienti dal comparto idroelettrico. Un modello di collaborazione tra IPAB è già stato avviato in via sperimentale a Rovigo e l’assessorato punta a valutarne la possibile estensione anche ad altre aree del Veneto.
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Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.